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Bugie, sponsor fantasma e debiti
Così finisce il calcio ad Ancona

Bugie, sponsor fantasma
e debiti: così finisce
il calcio ad Ancona

ANCONA - La speranziella è durata 9 giorni, il tempo tra i due annunci catastrofici. Nel primo (lunedì 17) David Miani alzava bandiera bianca. Ventiquattr’ore dopo illudeva il popolo biancorosso: «La serranda non è chiusa, abbiamo 600 mila euro di attività, devo provarci fino all’ultimo». Ieri la dolorosa rinuncia dell’Ancona al prossimo campionato di D per «il totale disinteresse mostrato da tutti i tesserati». Come se le colpe fossero solo di tecnici e giocatori che non hanno accettato le promesse di pagamento e firmato le liberatorie indispensabili per l’iscrizione, e non di una società che da un anno è gestita in modo scriteriato.

L’Ancona chiude i battenti per la terza volta in 13 anni, travolta da debiti pesanti (saliti ormai a 1,7 milioni) e da centinaia di bugie. Il triplice fischio coincide con le mezze verità raccontate da Miani nelle ultime settimane, a partire dalle giravolte sui numeri. «Servono 400 mila euro per salvare l’Ancona”, diceva il 6 giugno. Due settimane dopo si correggeva: «Bastano 200 mila euro perché i debiti con i calciatori possono essere gestiti in altra maniera». Come? Mistero. «Ci sono meccanismi per dare una mano senza entrare direttamente nell’Ancona» aggiungeva in radio, senza farsi capire. Impossibile fargli domande, perché da mesi Miani tace con i giornali. La sua evoluzione, da numero uno dell’associazione dei tifosi a massimo dirigente dell’Ancona, è andata di pari passo con mirabolanti dichiarazioni.

Quando già i bilanci mettevano i brividi (272.646 euro di perdita) il 12 aprile 2016 filosofeggiava: «La strada è quella giusta, abbiamo dato grande importanza all’etica. Serve un calcio più umano, non sostenuto dai ricchi e dagli avventurieri di passaggio». Infatti di lì a poco sarebbe arrivato l’istrionico architetto romano Fabiano Ranieri. «Lasciate da parte dubbi e perplessità, non credete ai messaggi che non rispondono al vero e potrebbero frenare l’entusiasmo» si difendeva il 28 luglio, quando già tirava aria di bluff: «Non mi pongo limiti, dobbiamo sognare, darò ad Ancona la dimensione nazionale che merita». Sì, una berlina tricolore. Avallata da Miani che continuava a raccontare frottole: «La situazione è sotto controllo e facilmente gestibile, stiamo lavorando con Ranieri a un progetto duraturo: mi rifiuto di pensare a una semplice salvezza». E poi: «L’Ancona non è affatto sommersa dai debiti, gode di ottima salute e non ha alcun tipo di problematica, neanche futura. Si reggerà in piedi da sola per 5 anni», sorrideva il 4 agosto. Forse Miani non si rendeva conto che il peggio doveva ancora venire, mentre già la società perdeva pezzi, come l’illuminato dg Marco Cerminara che stipulava contratti triennali con i giocatori per «arrivare a un equilibrio sostenibile negli anni».

Già in autunno l’Ancona ha rischiato il crac. Eppure l’ex sindaco Fiorello Gramillano, presidente della Fondazione che ha rilevato le quote da Marinelli e a ottobre le ha cedute al gioielliere Ugo Mastropietro e al socio Riccardo Leone, spargeva ottimismo: «Sul futuro possiamo essere tranquilli: gli acquirenti ci hanno dato ampie garanzie, entrerà uno sponsor che ci ha chiesto il silenzio». Gli sponsor fantasma sono una costante. Come quelli che per Marco Nacciarriti, terzo dg di un’annata grottesca, avrebbero portato «872 mila euro, abbiamo i contratti firmati: il rischio di un fallimento è scongiurato», gongolava il 25 marzo, sapendo che un mese prima non erano stati pagati gli stipendi eppur sostenendo il contrario: «E’ tutto sistemato, non arriverà alcuna penalizzazione». Il -2 è diventato ufficiale la settimana scorsa. Nel campionario di fandonie, spiccano quelle di Mastropietro che al suo arrivo zittiva gli scettici: “Problemi societari? L’Ancona ormai ne è uscita. Sono arrivate persone oneste e leali, c’è un progetto serio».

Lo stesso che il dg Gianfranco Mancini avrebbe illustrato alla cena di Natale, davanti a politici festanti con sciarpa biancorossa al collo: «L’Ancona sarà una casa di vetro, vogliamo la B in 3 anni. Faremo una società di tutti presidenti: il primo sarà Fabrizio Giglio». Sì, l’albergatore che foraggia società di calcio a Malta, arrestato per stalking il 31 gennaio. Stoppato dal calcioscommesse L’uomo ombra è stato Ercole Di Nicola, ds stoppato dal calcioscommesse. «Personaggi che appartengono a un certo tipo di calcio non sono graditi», assicurava Miani, facendo poi mea culpa di recente: «Solo a febbraio ho saputo che dietro c’era lui». Ma il colmo dei colmi è l’ardito comunicato pubblicato il 10 marzo: “L’Ancona non è una società in default, già due volte ha dovuto fare i conti con dei fallimenti, si può stare sicuri che non si darà soddisfazione a chi recita il “de profundis”: basta con il disfattismo, un futuro ci sarà anche dopo il 30 giugno”. Ieri, 26 luglio, l’Ancona è morta.


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