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Rigori fatali, il Cile batte l'Argentina
Messi sbaglia: «Lascio la Nazionale»

Il Cile batte l'Argentina ai rigori
Messi sbaglia, poi l'annuncio:
«Lascio la Nazionale»

La storia si ripete a un anno di distanza: il Cile supera l’Argentina ai rigori, vincendo la Coppa America. La seconda vittoria consecutiva della Roja. La terza sconfitta negli ultimi tre anni per l’Argentina. Dopo 120’ minuti tesi - giocati 10 contro 10 dal 40’ del primo tempo - lo 0-0 non è più sufficiente. Dagli undici metri, Messi batte alto sopra la traversa il primo, Bravo neutralizza su Biglia e la formazione di Juan Antonio Pizzi festeggia la conquista dell’edizione del centenario al Metlife Stadium di East Rutherford. Nella zona mista, arriva l'annuncio a sorpresa di Messi: «Lascio la Nazionale. Sono già 4 finali, ma purtroppo non ce l'ho fatta. È quello che sento, quello che penso adesso. È per il bene di tutti. Il mio e quello di tutti. In molti lo desiderano», ha detto ai media argentini. Una decisione forte, che subito ha scatenato polemiche e campagne di sostegno sui social. 

La Nazionale argentina, già molto discussa dalla propria stampa, paga errori e sfortune individuali, ma soprattutto l’incapacità di reagire davanti all’organizzazione cilena. Martino temporeggia troppo nelle sostituzioni; Di Maria infila un’altra finale sfortunata; Banega, al top nel torneo, si spegne dopo l'inferiorità numerica, mentre Messi cerca troppe volte la soluzione personale pur di ribaltare la gara. Higuain si trova nuovamente sulle spalle il peso di aver fallito un'occasione in una finale, dopo gli errori con la Germania (Mondiale 2014) e contro il Cile (Coppa America 2015). Al Cile, invece, bisogna riconoscere il merito di aver mantenuto lo spirito di squadra pur nelle difficoltà: Medel sprona i compagni, Vidal è ovunque, Sanchez si sacrifica fino all’ultimo, mentre Bravo para l’impossibile tenendo in vita la partita. Una selezione in netta crescita durante il torneo americano, apertosi proprio con una sconfitta per 2-1 contro l’Argentina. La Selección albiceleste non scaccia l’ormai famosa maledizione dei 23 anni senza conquiste. La stampa riapre subito il dibattito sull’effettiva leadership di Messi, che causa l’espulsione di Diaz al 27’, ma non riesce a lasciare il proprio segno né su azione, né su punizione e né dagli undici metri. Olé, principale quotidiano sportivo, titola subito: «Es para llorar» («È da piangere»). Ed effettivamente, mentre Bravo alza la Coppa al cielo, le lacrime scendono sul volto di Messi. Uno dei tanti delusi di questa generazione che conta su giocatori di talento come Mascherano, Higuain, Di Maria, Lavezzi, Lamela e Aguero. Molto criticata la direzione di gara del brasiliano Héber Roberto Lopes, arbitro dal cartellino facile. Giuste o sbagliate che siano, le sue decisioni segnano la gara: al 27’ Diaz riceve il secondo giallo, lasciando la Roja in dieci. Medel e compagni capiscono che l’unica strategia per rientrare in partita è la provocazione costante. Fioccano cartellini, spintoni e nervosismo, finché al 41’ il progetto si concretizza. Fallo di Rojo su Vidal da dietro, rosso diretto.

Il match, sostanzialmente, si distende solo nella ripresa. Martino richiama Di Maria, lasciando spazio a Kranevitter per equilibrare il centrocampo e spezzare il crescente possesso palla cileno. Biglia potrebbe guadagnarne il libertà, ma la pressione avversaria non glielo consente. Aguero rileva Higuain, frustrato dall’errore d’inizio gara. Il Cile mantiene la calma, mentre la pressione comincia a bloccare l’Argentina. I supplementari sono inevitabili. Romero salva su Edu Vargas, scarpa d’oro del torneo, mentre Bravo fa un miracolo su Aguero. Poi i rigori, la delusione argentina, la gioia cilena e  quelle parole che fanno male ai tanti tifosi di Leo Messi e dell'Argentina. 


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