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Mafia e ultrà, rapporto choc Antimafia:
«'Ndrangheta garante bagarini Juve»

Mafia e ultrà, l'Antimafia: La 'Ndrangheta garante dei bagarini Juve. Il rapporto choc che fa tremare il calcio

La commissione Antimafia, presieduta dalla presidente Rosy Bindi, ha approvato all'unanimità due relazioni: la prima a firma di Fabiana Dadone (M5S), su mafie, migranti e tratta di esseri umani, nuove forme di schiavitù, la seconda su mafia e calcio i cui relatori sono la presidente Bindi e il deputato del Pd Marco Di Lello. Soddisfazione è stata espressa dalla Bindi «per l'importante lavoro svolto all'unanimità e l'approvazione di entrambe le relazioni». «Il calcio, come ogni corpo, non è abbastanza sano da ritenersi immune dalle mafie, è un mondo ricco di soldi e di possibilità di creare consenso», ha detto la presidente dell'antimafia Rosy Bindi rispondendo ai giornalisti. «Per molti anni il fenomeno è stato sottovalutato», ha aggiunto il presidente del comitato mafia e sport Marco Di Lello. 

BINDI: LA JUVE SOTTOVALUTA «Non poteva non destare la nostra attenzione il fatto che persino la società calcistica più importante d'Italia venisse raggiunta dall'interesse delle organizzazioni mafiose». Lo ha detto la presidente della Commissione parlamentare antimafia, Rosy Bindi, rispondendo ai giornalisti nel corso della conferenza stampa sulla relazione approvata oggi in tema di mafie e sport. «Non c'è stata una complicità consapevole - ha proseguito Bindi - ma la società non è stata vittima. C'è stata una sottovalutazione del rischio, ma questo lo abbiamo constatato nell'interlocuzione con diverse società calcistiche. Servirebbero più responsabilità e più consapevolezza, tutti i presidenti auditi hanno risposto ad alcune nostre domande: »non lo so, non lo sapevo, non era compito mio..« e questo non va bene. Quando la consapevolezza è maturata - ha aggiunto Bindi riferendosi alla Juventus - la società si è data delle regole che la potranno rendere più forte, anche se non dico immune». La Commissione antimafia ha effettuato una visita ricognitiva allo stadio della Juventus e allo stadio Olimpico, «il sistema e la struttura allo stadio della Juventus dà certamente maggiori garanzie sul fronte della sicurezza», ha concluso Bindi.

NDRANGHETA "GARANTE DEI BAGARINI" «A Torino la 'ndrangheta si è inserita come intermediaria e garante nell'ambito del fenomeno del bagarinaggio gestito dagli ultras della Juventus, arrivando a controllare i gruppi ultras che avevano come riferimento diretto diverse locali di ndrangheta». È quanto si legge nella relazione su mafia e sport approvata oggi all'unanimità dalla Commissione parlamentare antimafia e presentata dalla presidente della Commissione Rosy Bindi e dal coordinatore del comitato Mafia e Sport, Marco Di Lello (PD). 

 «In alcuni casi i capi ultras sono persone organicamente appartenenti ad associazioni mafiose o ad esse collegate, come ad esempio a Catania o a Napoli; in altri casi ancora, come quello del Genoa, sebbene non appaia ancora saldata la componente criminalità organizzata con quella della criminalità comune, le modalità organizzative e operative degli ultras vengono spesso mutuate da quelle della associazioni di tipo mafioso», si legge nella relazione dell'Antimafia approvata oggi all'unanimità. «Non sempre l'attività illecita o violenta dei gruppi ultras riceve la necessaria attenzione mediante attività di polizia giudiziaria, e della magistratura, ad esse specificamente dedicate; a tal fine appare senz'altro auspicabile una sempre maggior condivisione delle informazioni raccolte», conclude l'Antimafia. 

OSMOSI MAFIE-TIFO «Le risultanze dell'inchiesta parlamentare hanno consentito di rilevare varie forme, sempre più profonde, di osmosi tra la criminalità organizzata, la criminalità comune e le frange violente del tifo organizzato, nelle quali si annida anche il germe dell'estremismo politico. Il fenomeno della politicizzazione del tifo organizzato è un fenomeno antico ed è un dato di comune conoscenza la distinzione delle tifoserie sulla base dell'orientamento ideologico di estrema destra o di estrema sinistra».

«Tuttavia, crea inquietudine - viene spiegato - la presenza di tifosi ultras in tutti i recentissimi casi di manifestazioni politiche estremistiche di destra, a dimostrazione che le curve possono essere 'palestrè di delinquenza comune, politica o mafiosa e luoghi di incontro e di scambio criminale». 

METODI MAFIOSI  «La forza di intimidazione delle tifoserie ultras all'interno del »territorio - stadio« è spesso esercitata con modalità che riproducono il metodo mafioso; unitamente a ciò, la condizione di apparente extra - territorialità delle curve rispetto all'autorità ha consentito ai gruppi di acquisire e rafforzare il proprio potere nei confronti delle società sportive e dei loro dipendenti o tesserati». È quanto scrive il IX Comitato Mafia e manifestazioni sportive, coordinato dal deputato Marco Di Lello, nella relazione finale, i cui relatori sono la presidente della Commissione Antimafia, Rosy Bindi e Marco Di Lello. «La situazione è ulteriormente aggravata - si legge - dal punto di vista delle società, dalla base sociale delle stesse tifoserie, formate da significativi contingenti di persone pregiudicate, in alcuni casi vicini al 30% del totale, secondo le stime delle forze di polizia».

«Nelle curve, infatti, l'anarchia nella gestione degli spazi, rispetto ai criteri di assegnazione dei posti dettati dal sistema di vendita dei biglietti, per i tifosi più estremi è anche funzionale a rendere più difficile l'identificazione dei singoli individui, dal momento che viene di fatto impedita la mappatura dei settori dello stadio sulla base dell'abbinamento tra il nominativo dell'acquirente e il posto assegnato dal sistema informatico di prenotazione. I gruppi ultras sono costituiti, spesso, da soggetti con gravi precedenti penali o, comunque, con storie personali contraddistinte da comportamenti aggressivi e antisociali, pronti a dare luogo a violenze, fuori dello stadio o sugli spalti, contro la tifoseria avversaria o contro le forze dell'ordine, a gesti antisportivi, cori razzisti, impiego di fumogeni o di altri strumenti pericolosi o, più in generale, a iniziative sanzionate dalle norme federali».

«L'estrazione in buona parte criminale dei rappresentanti dei gruppi organizzati è l'humus ideale per consentire l'infiltrazione della criminalità organizzata di tipo mafioso. Le vicende che hanno di recente riguardato squadre di calcio come Juventus, Napoli, Catania, Genoa, Lazio, solo per citare i casi di cui si è occupata la Commissione, con segnano un quadro variegato», conclude la relazione. 

RAPPORTI CON CALCIATORI SFRUTTATI DALLE MAFIE  «I rapporti con i giocatori possono essere sfruttati a fini illeciti, attraverso il cosiddetto match fixing, cioè l' alterazione del risultato sportivo al fine di conseguire illeciti guadagni attraverso il sistema delle scommesse». È quanto rileva la Relazione messa a punto dal IX Comitato Mafia e manifestazioni sportive, coordinato dal deputato Marco Di Lello, i cui relatori sono la presidente della Commissione Antimafia, Rosy Bindi e lo stesso Marco Di Lello. «La possibilità di avere libero accesso agli ambienti societari e, ancor di più, la frequentazione di un calciatore importante della squadra locale per un soggetto mafioso ha una duplice valenza. Innanzitutto - si legge nella Relazione -, essa è certamente motivo di rafforzamento della propria immagine e del proprio prestigio personale all' interno del sodalizio mafioso e diventa, dunque, seppure in molti casi in maniera anche ingenua o inconsapevole da parte del calciatore, un veicolo di affermazione nel mondo della stessa malavita organizzata».

«Inoltre, l' avvicinamento al mondo del calcio da parte delle organizzazioni criminali, che - come abbiamo visto nel precedente capitolo - è spesso dettato da questioni di carattere essenzialmente economico e di reimpiego di capitali illeciti, assume importanza fondamentale per accreditarsi a livello sociale, sia come immagine nell' opinione pubblica, sia per i rapporti che si riescono a instaurare con il mondo imprenditoriale, amministrativo e politico locale. In genere ciò avviene naturalmente attraverso soggetti contigui alle organizzazioni criminali o per il tramite di prestanome , soprattutto nelle serie minori, in particolare nel settore dilettantistico. Non sempre, però - si spiega nel documento - i calciatori sono inconsapevoli dei rapporti ambigui che stanno intrattenendo. In alcuni casi, il rapporto con il soggetto mafioso è anche coltivato, perché per lo stesso calciatore il poter contare sull' amicizia di un mafioso può essere utile ad affermare la propria figura a livello sociale, nel senso di incutere rispetto attraverso un ' intimidazione «mediata », o a risolvere con metodi poco ortodossi, le proprie questioni personali, spesso di carattere economico, con soggetti terzi«. Un caso emblematico citato in questo senso è quello del calciatore Fabrizio Miccoli, condannato dal tribunale di Palermo il 20 ottobre 2017 a tre anni e sei mesi per estorsione, con le aggravanti di aver commesso il fatto (avvenuto a Palermo nel settembre-ottobre 2010), avvalendosi del metodo mafioso e della violenza e minaccia commessa da più persone. 


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