Papa Francesco a Venezia abbraccia gli artisti e manda messaggi alla politica: «Servono luoghi in cui nessuno è emarginato»

L'abbraccio con gli artisti che hanno realizzato il Padiglione della Santa Sede alla Biennale d'arte è simbolico

Papa Francesco a Venezia abbraccia gli artisti e manda messaggi alla politica: «Servono luoghi in cui nessuno è emarginato»
Papa Francesco a Venezia abbraccia gli artisti e manda messaggi alla politica: «Servono luoghi in cui nessuno è emarginato»
di Franca Giansoldati
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Domenica 28 Aprile 2024, 11:04

L'arte come codice per combattere emarginazione, razzismo, xenofobia e persino «aporofobia». Papa Francesco spiega che si tratta di un «terribile neologismo che significa fobia dei poveri». Poi aggiunge che oggi c'è anche «l'egoismo che ci fa funzionare come isole solitarie invece che come arcipelaghi collaborativi». Una frase ispirata al Vangelo che evoca persino il caso Vannacci dopo lo scivolone del generale candidato dalla Lega sulla richiesta di classi separate per i bambini disabili. «Vi imploro, amici artisti, immaginate città che ancora non esistono sulla carta geografica, città in cui nessun essere umano è considerato un estraneo. E' per questo che quando diciamo stranieri ovunque, striamo proponendo fratelli ovunque».

L'abbraccio con gli artisti che hanno realizzato il Padiglione della Santa Sede alla Biennale d'arte è simbolico e avviene nella cappella sconsacrata all'interno del carcere femminile della Giudecca, alla presenza dei ministri Carlo Nordio e del governatore Luca Zaia, sotto il grandioso lavoro artistico della brasiliana Sonia Gomez che ha realizzato lunghi filamenti di stoffe appese alla cupola, quasi fossero bozzoli materici colorati, forieri di future sorprese. «Gli artisti sono chiamati ad andare oltre.

Oggi è più che mai urgente che sappiano distinguere chiaramente l'arte dal mercato. Certo il mercato promuove e canonizza ma c'è sempre il rischio che vampirizzi la creatività» per immaginare un mondo migliore e senza barriere. 

IL VIAGGIO

E' iniziata puntuale alle ore 8 la visita a Venezia di Papa Francesco. Prima tappa prevista quella del carcere femminile della Giudecca: lì abbraccia le detenute («andate avanti, coraggio. Non mollare»), poi visita in privato le opere contenute nella struttura penitenziaria e affida un messaggio alle autorità, in particolare al ministro Nordio di fare qualcosa contro il sovraffollamento carcerario. «E' fondamentale che anche il sistema carcerario offra ai detenuti e alle detenute strumenti e spazi di crescita umana, spirituale, culturale e professionale creando le premesse per un loro sano reinserimento. Non isolare la dignità ma dare nuove possibilità». 

TEST

Il viaggio a Venezia è considerato un importante test sulla sua salute ultimamente resa fragile da una infezione ai polmoni. Guai che sembrano ormai acqua passata a giudicare dalla tenuta fisica che esibisce. Di conseguenza i programmi papali futuri piuttosto ambiziosi (compreso un lungo viaggio intercontinentale in Papua Nuova Guinea, Indonesia, Timor Est) sembrano essere tutti confermati.  Francesco attraversa il ponte di barche su una mini papamobile. E' avvolto nel solito cappotto bianco e si entusiasma quando si trova davanti alla folla e ai giovani che incontra nella seconda tappa della giornata, alla basilica della Salute. I discorsi che pronuncia sono forse un po' più brevi del solito, ma li legge con grande energia, così come trasmette forza nel benedire e abbracciare. Per arrivare dai giovani del Triveneto sale (ovviamente aiutato) sul motoscafo mentre le gondole alzano i remi in segno di rispetto e saluto mentre passa. 

GIOVANI

«Usate il cellulare ma incontrate ugualmente le persone». Ai ragazzi Francesco affida poi un mandato, quello di essere «rivoluzionari», senza cercare l'utile ma pensando di « fare qualcosa che prima non c'era». «Pensate dentro di voi ai figli che avrete», ha aggiunto. Quindi l'appello: «Non siate professionisti del digitare compulsivo ma creatori di novità». «un gesto d'amore per qualcuno che non può ricambiare: questo è creare, imitare lo stile di Dio. È lo stile della gratuità, che fa uscire dalla logica nichilista del 'faccio per averè e 'lavoro per guadagnarè. Il centro è la gratuità». 

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